Psicologa, psicoterapeuta, criminologa

Formazione professionale

Monica Borgese, Psicologa e Psicoterapeuta nasce a Palermo nel 1978.

Dopo la Maturità Scientifica, tra il 1997 ed il 2002 si dedica agli studi di Psicologia presso l’Università degli Studi di Palermo dove nel 2002 consegue la Laurea in Psicologia Clinica e di Comunità. Negli stessi anni perfeziona presso la Essex University di Colchester in Inghilterra lo studio della lingua inglese.

Nel 2002 si trasferisce a Roma dove esercita l’attività di psicologa presso il Centro Diurno di via Monte Santo appartenete alla ASL RMC, dove si specializza nella gestione dei disturbi alimentari e dei disturbi ossessivo compulsivi.
Nel 2003 si abilita alla professione di Psicologo ed è inscritta all’Albo degli Psicologi della Regione Lazio.

Tra il 2003 ed il 2004 la dott.ssa Borgese consegue presso l’Università La Sapienza in Roma, il titolo di Esperta in Scienze Forensi Criminologia Security ed Intelligence.
Tra il 2004 ed il 2008 la dott.ssa Borgese frequenta la Scuola di Specializzazione ARPCI, Associazione di Psicoterapia Cognitivo Interpersonale del prof. Tonino Cantelmi, e nel 2010 si specializza in Psicoterapia Cognitivo Interpersonale.

Attualmente è iscritta all’Albo degli Psicologi del Lazio come Psicologa- Psicoterapeuta. Durante tale periodo ha esercitato la professione sia privatamente che presso la Clinica Villa Armonia Nuova in Roma.


La dottoressa è specializzata in Psicoterapia Cognitivo Interpersonale, seguendo tale approccio, la sua terapia pone enfasi sulla storia delle interazioni - in particolare di quelle significative – perché si ritiene siano queste a definire lo spazio in cui si costruisce e si articola il significato personale. In terapia non viene quindi solo analizzato il problema presentato, ma viene ricostruita con attenzione la storia di vita affinché vi sia una corretta formulazione del caso clinico.

Ricollegandosi alla Teoria dell'Attaccamento (Bowlby, 1982, 1989), si delinea, inoltre, il cammino attraverso cui l'individuo ha maturato modalità di reciprocità e pattern emotivo-comportamentali. Relativamente ai modelli teorici, il cognitivismo, viene seguito secondo l'approccio post-razionalista di Guidano mentre il modello interpersonale seguito è quello di Lorna Benjamin.

Gli strumenti terapeutici di quest'ultimo risultano rilevanti per il trattamento dei disturbi di personalità, in cui è posta specifica attenzione all'ambito della relazionalità, all'interno dell'intervento condotto attraverso gli strumenti classici del cognitivismo. Tale approccio è risultato efficace oltre che a livello individuale, anche per la gestione degli aspetti psicologici delle famiglie, delle coppie e degli adolescenti (tra i quali i problemi di anoressia, bulimia, tossicodipendenza, alcolismo e condotte devianti e antisociali).

Nel 2010 la Dott.ssa Borgese apre in Roma, un suo studio privato di psicologia, dove attualmente esercita la professione di Psicologa e Psicoterapeuta.
Dal 2013 la Dott.ssa Borgese si specializza nella gestione dei correlati psicologici di pazienti affetti da Malattie Rare, con particolare attenzione verso il Disturbo Post Traumatico da Stess
Nel 2015 la Dott.ssa Borgese consegue il titolo che le permette di applicare il protocollo EMDR in seduta. Inoltre amplia il suo ambito di applicazione perfezionando le tecniche di intervento psicologico nel lavoro con l’anziano, dalla riabilitazione cognitiva al memory training.

titoli di studio e Qualifiche

2002
Dottoressa in Psicologia con tesi di laurea sui Cyber Crime “ Il volto Oscuro della Rete” (108/110) conseguita il 02/07/2002 Università degli Studi di Palermo Facoltà di Psicologia,
Vincitrice anno2002: Premio accademico che il Rettore dell’Università degli Studi di Palermo ha riconosciuto alla prima laureata per anno di immatricolazione
Vincitrice anno 2002: Borsa di Studio della Facoltà di Psicologia Degli Studi di Palermo
Vincitrice anno 2001: Borsa di Studio della Facoltà di Psicologia Degli Studi di Palermo
Vincitrice anno 2000: Borsa di Studio della Facoltà di Psicologia Degli Studi di Palermo
Vincitrice anno 1999: Borsa di Studio della Facoltà di Psicologia Degli Studi di Palermo

2004
Psicologo (iscrizione all’albo degli Psicologi del Lazio in data 21/04/2004 n. 11803)

2010
Specializzazione in Psicoterapia cognitivo interpersonale presso l’ARPCI in data 28/11/2010

2011
Psicoterapeuta (annotazione all’albo degli Psicologi del Lazio in gennaio 2011)

esperienze di formazione e ATTIVITà SVOLTE

2002-2003
Tirocinio in Psicologia per l’anno 2002 e 2003 presso il Centro Diurno di via Monte Santo ASL Roma “C”, sotto la supervisione del DR Gianluigi Di Cesare e del Dr Enrico Agosti. Tirocinio riguardante l’area clinica (disagi dei giovani adulti) e l’area sociale (disagi delle comunità sociali svantaggiate).

2004-2005
Formazione in Criminologia, tirocinio effettuato presso il SIMEF , Studio di Indagini Medico e Forensi, del prof Aldo Barbaro, a Reggio Calabria, durante il quale ha affinato competenze di medicina legale, genetica forense, antropometria, analisi tossicologiche, ecc.

2006-2010
Psicologa tirocinante presso la casa di Cura Villa Armonia Nuova, in Roma, tirocinio effettuato a contatto con pazienti psicotici, disturbi di dipendenza e disturbi alimentari

Dal 2010
Svolge l’attività di Psicologa e Psicoterapeuta come libero professionista. L’attività clinica dello studio riguarda la psicoterapia individuale, di coppia e familiare, su diversi temi e problemi clinici.

CHE COS’È L’EMDR?

L’EMDR (dall’inglese Eye Movement Desensitization and Reprocessing, Desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari) è un approccio terapeutico utilizzato per il trattamento del trauma e di problematiche legate allo stress, soprattutto allo stress traumatico.

L’EMDR si focalizza sul ricordo dell’esperienza traumatica ed è una metodologia completa che utilizza i movimenti oculari o altre forme di stimolazione alternata destro/sinistra per trattare disturbi legati direttamente a esperienze traumatiche o particolarmente stressanti dal punto di vista emotivo.

Dopo una o più sedute di EMDR, i ricordi disturbanti legati all’evento traumatico hanno una desensibilizzazione, perdono la loro carica emotiva negativa. Il cambiamento è molto rapido, indipendentemente dagli anni che sono passati dall’evento. L’immagine cambia nei contenuti e nel modo in cui si presenta, i pensieri intrusivi in genere si attutiscono o spariscono, diventando più adattivi dal punto di vista terapeutico e le emozioni e sensazioni fisiche si riducono di intensità. L’elaborazione dell’esperienza traumatica che avviene con l’EMDR permette al paziente, attraverso la desensibilizzazione e la ristrutturazione cognitiva che avviene, di cambiare prospettiva, cambiando le valutazioni cognitive su di sé, incorporando emozioni adeguate alla situazione oltre ad eliminare le reazioni fisiche. Questo permette, in ultima istanza, di adottare comportamenti più adattivi. Dal punto di vista clinico e diagnostico, dopo un trattamento con EMDR il paziente non presenta più la sintomatologia tipica del disturbo post-traumatico da stress, quindi non si riscontrano più gli aspetti di intrusività dei pensieri e ricordi, i comportamenti di evitamento e l’iperarousal neurovegetativo nei confronti di stimoli legati all’evento, percepiti come pericolo. Un altro cambiamento significativo è dato dal fatto che il paziente discrimina meglio i pericoli reali da quelli immaginari condizionati dall’ansia.

Si sente che veramente il ricordo dell’ esperienza traumatica fa parte del passato e quindi viene vissuta in modo distaccato. I pazienti in genere riferiscono che, ripensando all’evento, lo vedono come un “ricordo lontano”, non più disturbante o pregnante dal punto di vista emotivo.

Dopo l’EMDR il paziente ricorda l’evento ma il contenuto è totalmente integrato in una prospettiva più adattiva. L’esperienza è usata in modo costruttivo dall’individuo ed è integrata in uno schema cognitivo ed emotivo positivo. Cioè il paziente realizza le connessioni di associazioni appropriate, quello che è utile è appreso ed immagazzinato con l’emozione corrispondente ed è disponibile per l’uso futuro.

 

QUALI SONO LE BASI DELL’EMDR?

L’approccio EMDR, adottato da un numero sempre crescente di psicoterapeuti in tutto il mondo, è basato sul modello di elaborazione adattiva dell’Informazione (AIP). Secondo l’AIP, l’evento traumatico vissuto dal soggetto viene immagazzinato in memoria insieme alle emozioni, percezioni, cognizioni e sensazioni fisiche disturbanti che hanno caratterizzato quel momento. Tutte queste informazioni immagazzinate in modo disfunzionale, restano “congelate” all’interno delle reti neurali e incapaci di mettersi in connessione con le altre reti con informazioni utili. Le informazioni ”congelate” e racchiuse nelle reti neurali, non potendo essere elaborate, continuano a provocare disagio nel soggetto, fino a portare all’insorgenza di patologie come il disturbo da stress post traumatico (PTSD) e altri disturbi psicologici. Le cicatrici degli avvenimenti più dolorosi, infatti, non scompaiono facilmente dal cervello: molte persone continuano dopo decenni a soffrire di sintomi che ne condizionano il benessere e impediscono loro di riprendere una nuova vita.

L’obiettivo dell’EMDR è quello di ripristinare il naturale processo di elaborazione delle informazioni presenti in memoria per giungere ad una risoluzione adattiva attraverso la creazione di nuove connessioni più funzionali. Una volta avvenuto ciò, il paziente può vedere l’evento disturbante e se stesso da una nuova prospettiva. L’EMDR considera tutti gli aspetti di un’ esperienza stressante o traumatica, sia quelli cognitivi ed emotivi che quelli comportamentali e neurofisiologici. Utilizzando un protocollo strutturato il terapeuta guida il paziente nella descrizione dell’evento traumatico, aiutandolo a scegliere gli elementi disturbanti importanti. Al termine della seduta di EMDR, quando il processo di rielaborazione ha raggiunto la risoluzione adattiva, l’esperienza è usata in modo costruttivo dalla persona ed è integrata in uno schema cognitivo ed emotivo positivo.

Attraverso il trattamento con l’EMDR è dunque possibile alleviare la sofferenza emotiva, permettere la riformulazione delle credenze negative e ridurre l’arousal fisiologico del paziente.

Questo approccio risulta efficace anche con i pazienti che hanno difficoltà nel verbalizzare l’evento traumatico che hanno vissuto. L’EMDR, infatti, utilizza tecniche che possono fornire al paziente un maggior controllo verso le esperienze di esposizione (poiché non si basa su interventi verbali), e che possono aiutarlo nella regolazione e nella gestione delle emozioni intense che potrebbero scaturire durante la fase di elaborazione.

 

L’EMDR COME APPROCCIO EVIDENCE -BASED

 

Nel lasso di trent’anni dalla sua scoperta, ad opera della ricercatrice americana Francine Shapiro, l’EMDR ha ricevuto più conferme scientifiche di qualunque altro metodo usato nel trattamento dei traumi. Oggi è riconosciuto come metodo evidence based per il trattamento dei disturbi post traumatici, approvato, tra gli altri, dall’American Psychological Association (1998-2002), dall’American Psychiatric Association (2004), dall’International Society for Traumatic Stress Studies (2010) e dal nostro Ministero della salute nel 2003. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, nell’agosto del 2013, ha riconosciuto l’EMDR come trattamento efficace per la cura del trauma e dei disturbi ad esso correlati.

L’efficacia dell‘EMDR è stata dimostrata in tutti i tipi di trauma, sia per il Disturbo Post Traumatico da Stress che per i traumi di minore entità. La ricerca recente mostra che, attraverso l’utilizzo dell’EMDR, le persone possono beneficiare degli effetti di una psicoterapia che una volta avrebbe impiegato anni per fare la differenza. Alcune ricerche hanno infatti dimostrato che tra l’84% e il 90% dei pazienti che riportavano l’esperienza di un singolo evento traumatico non mostravano più i sintomi di un Disturbo da Stress Post-traumatico dopo sole 3 sessioni di EMDR da 90 minuti ciascuna. L’efficacia dell’EMDR nel trattamento del PTSD è ormai ampiamente riconosciuta e documentata, ma attualmente l’EMDR è un approccio terapeutico ampiamente usato anche per il trattamento di varie patologie e disturbi psicologici. Data l’importanza che gli eventi traumatici (siano essi traumi singoli che cumulativi e relazionali) rivestono nello sviluppo di differenti patologie, diviene importante affrontarle attraverso un approccio che tenga in considerazione e riesca ad intervenire sull’origine traumatica di tali disturbi.

La ricerca riguardante l’EMDR è una delle prime in cui sono stati evidenziati i cambiamenti neurobiologici che si verificano durante ogni seduta di psicoterapia, rendendo l’EMDR il primo trattamento psicoterapeutico con un’efficacia neurobiologica provata. Le scoperte in questo campo confermano l’associazione tra i risultati clinici di questa terapia e alcuni cambiamenti a livello delle strutture e del funzionamento cerebrale.’EMDR è un metodo psicoterapico strutturato che facilita il trattamento di diverse psicopatologie e problemi legati sia ad eventi traumatici, che a esperienze più comuni ma emotivamente stressanti.

E’ un approccio psicoterapico interattivo e standardizzato, scientificamente comprovato da più di 20 studi randomizzati controllati condotti su pazienti traumatizzati e documentato in centinaia di pubblicazioni che ne riportano l’efficacia nel trattamento di numerose psicopatologie inclusi la depressione, l’ansia, le fobie, il lutto acuto, i sintomi somatici e le dipendenze.

La terapia EMDR ha come base teorica il modello AIP (Adaptive Information Processing) che affronta i ricordi non elaborati che possono dare origine a molte disfunzioni. Numerosi studi neurofisiologici hanno documentato i rapidi effetti post-trattamento EMDR.

 

COSA SI INTENDE PER TRAUMA PSICOLOGICO?

Sono state date molte definizioni di Trauma Psicologico nel corso della storia, ma cosa si intende davvero con questo termine? Ci può venire in aiuto l’etimologia stessa della parola, che deriva dal greco e che vuol dire “ferita”. Il trauma psicologico, dunque, può essere definito come una “ferita dell’anima”, come qualcosa che rompe il consueto modo di vivere e vedere il mondo e che ha un impatto negativo sulla persona che lo vive.

Esistono diverse forme di esperienze potenzialmente traumatiche a cui può andare incontro una persona nel corso della vita. Esistono i “piccoli traumi” o “t”, ovvero quelle esperienze soggettivamente disturbanti che sono caratterizzate da una percezione di pericolo non particolarmente intesa. Si possono includere in questa categoria eventi come un’umiliazione subita o delle interazioni brusche con delle persone significative durante l’infanzia. Accanto a questi traumi di piccola entità si collocano i traumi T, ovvero tutti quegli eventi che portano alla morte o che minacciano l’integrità fisica propria o delle persone care. A questa categoria appartengono eventi di grande portata, come ad esempio disastri naturali, abusi, incidenti etc.

Nonostante gli eventi sopra descritti riferiti alle due tipologie di trauma siano molto differenti, la ricerca scientifica ha dimostrato che le persone reagiscono, dal punto di vista emotivo, mostrando gli stessi sintomi.

Non tutte le persone che vivono un’esperienza traumatica reagiscono allo stesso modo. Le risposte subito dopo uno di questi eventi possono essere moltissime e variare dal completo recupero e il ritorno ad una vita normale in un breve periodo di tempo, fino alle reazioni più gravi, quelle che impediscono alla persona di continuare a vivere la propria vita come prima dell’evento traumatico.

 

COSA SUCCEDE DOPO UN EVENTO TRAUMATICO?

L’essere stato vittima di un evento traumatico porta a conseguenze che possono essere riscontrabili non solo a livello emotivo, ma lasciano il segno anche nel corpo di chi è sopravvissuto a uno di questi eventi. Le ricerche scientifiche hanno dimostrato che le persone che hanno vissuto traumi importanti nel corso della vita portano i segni anche a livello cerebrale, mostrando, ad esempio, un volume ridotto sia dell’ippocampo che dell’amigdala. Queste scoperte, avvenute negli ultimi anni grazie all’utilizzo di strumenti di indagine sempre più sofisticati, gettano luce sulla stretta connessione mente-corpo. Ciò che ha un impatto emotivo molto forte si ripercuote anche a livello corporeo, quindi, risulta evidente che intervenire direttamente sull’elaborazione di questi eventi traumatici abbia un effetto anche la neurobiologia del nostro cervello.

Subito dopo aver vissuto un evento traumatico il nostro organismo e il nostro cervello vanno incontro ad una serie di reazioni di stress fisiologiche, che nel 70-80% dei casi tendono a risolversi naturalmente senza un intervento specialistico. Questo avviene perché l’innato meccanismo di elaborazione delle informazioni presente nel cervello di ognuno di noi è stato in grado di integrare le informazioni relative a quell’evento all’interno delle reti mnestiche del nostro cervello, rendendolo “digerito”, ricollocato in modo costruttivo e adattivo all’interno della nostra capacità di narrare l’accaduto. Ma cosa succede quando questo non avviene?

Alcune persone continuano a soffrire per un evento traumatico anche a distanza di moltissimo tempo dall’evento stesso. Spesso riportano di provare le stesse sensazioni angosciose e di non riuscire per questo motivo a condurre una vita soddisfacente dal punto di vista lavorativo e relazionale. In questi casi, quindi, il passato è presente.

Questo quadro sintomatologico, che può arrivare fino a delinearsi in un Disturbo da Stress Post-Traumatico, è caratterizzato appunto dal “rivivere” continuamente l’evento traumatico, continuando a provare tutte le emozioni, sensazioni e pensieri negativi esperiti in quel momento. E’ proprio quando ci si rende conto che le reazioni sono di questo tipo e che la sofferenza è significativa che è necessario chiedere aiuto ad uno specialista.

Di seguito vengono riportate alcune informazioni importanti da tenere presente quando si ha a che fare con persone che sono state esposte ad un evento traumatico. Esse possono essere un valido aiuto per comprendere quali siano le risposte tipiche a seguito di un evento di tale portata e quando è necessario intervenire con un supporto specializzato.

Di cosa abbiamo bisogno quando subiamo un’esperienza traumatica?

Avere una persona con cui parlare dei propri pensieri e sentimenti.

È importante considerare il fatto di aver bisogno di un aiuto di una persona di fiducia per superare il momento.

Cercare di mantenere la routine quotidiana, per esempio tornare al lavoro al più presto, anche se la capacità lavorativa sarà ridotta perché ci si potrebbe stancare facilmente.

Essere consapevoli che, anche se le reazioni e le emozioni sono forti, questo è normale.

Darsi il tempo necessario per riguadagnare le proprie forze.

Le reazioni durante e dopo l’incidente, che in realtà proteggono da un crollo psicologico, sono:

Senso di irrealtà – Si ha la sensazione di essere dentro a un film, le scene si svolgono come al rallentatore, i sensi sono acutizzati per fare una rapida valutazione dei pericoli presenti nella situazione, cercando delle vie d’uscita o altre soluzioni. Subito dopo l’esperienza traumatica, la realtà quotidiana attorno a noi può sembrare irreale o irrilevante, come se ci trovassimo sotto a una campana di vetro o in mezzo ad un incubo

Reazioni fisiche– Sono normali la tachicardia e il senso di nausea. In genere si sente caldo o freddo, oppure paura di stare da soli, bisogno di vicinanza, di un supporto e aiuto concreto

Alcune delle reazioni successive all’evento:

Pensieri intrusivi – Arrivano involontariamente pensieri, ricordi e immagini di quello che è successo. Compaiono soprattutto in momenti di rilassamento, per es. prima di dormire e si accompagnano di un senso di disagio.

Problemi di sonno – In genere il sonno è leggero, ci si sveglia spesso, si hanno degli incubi o sogni ricorrenti dell’evento.

Associazione con altri stimoli – È comune che alcuni stimoli ambientali, persone o situazioni richiamino l’evento in modo involontario. Questo è dovuto al fatto che l’evento viene associato ad altri fattori che provocano un certo malessere o ansia. Ovviamente lo stimolo da solo, se non venisse associato all’evento traumatico, non genera alcun disagio.

Difficoltà di concentrazione – Poca concentrazione in attività quale la lettura, la visione di un film, ecc.

Reazioni fisiche – Problemi di stomaco, senso di nausea, stanchezza.

Disperazione – È difficile accettare i fatti attuali e non si riesce a pensare al futuro in modo adeguato.

Colpa – Si ha senso di colpa ad esempio per essere sopravvissuti quando un’altra persona è morta o ferita gravemente. C’è una tendenza a colpevolizzarsi per non avere fatto a sufficienza. È comune dirsi: “Se io solo avessi…”

Vulnerabilità – Paura del futuro oppure impazienza e irritazione con gli altri, sopratutto con i familiari. Indifferenza verso cose che prima dell’incidente erano molto importanti per la persona. Questo a volte crea incomprensione con gli altri da cui scaturiscono ulteriori difficoltà.

Il significato della vita – Le persone pensano ripetutamente a quello che è successo per cercare di capire e dare un senso a quanto accaduto. Sono molto comuni pensieri riguardanti la vita e la morte e le cause che hanno portato all’evento traumatico vissuto. Ci si rende conto di essere estremamente vulnerabili e si è in apprensione rispetto all’eventualità che l’evento traumatico possa ripresentarsi nuovamente.

La Dottoressa Monica Borgese sarà presente ad un convegno che si svolgerà a Palermo in data 19/03/2016, nel quale esporrà il tema del Trattamento EMDR per pazienti affetti da cardiopatie.

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